L'albero del pane PDF Print E-mail
Chiudete gli occhi.
Ed aprite bene il naso: le narici si allargano, la punta si allunga ed il vostro nasino diventa un nasone!
Ora prendete un bel respiro ed… annusate. Col naso vostro e col naso della fantasia.
Lo sentite questo profumo? Buono vero?
E' profumo di pane!!!
Caldo, fumante, appena sfornato, croccante fuori e dentro moooorbidissiiimoooo!
Da dove verrà?
Ve lo dico io da dove viene.
Da un paese che si chiama Polesine, dove, tantissimo tempo fa sorgeva un albero molto particolare:
UN ALBERO DEL PANE!
Dovete sapere, amici bambini, che tanto tanto tempo fa non esistevano fornai, panettieri o altro ed il pane cresceva sugli alberi come qualsiasi altro frutto.
Come c'erano alberi di pesche, di pere o di mele, così c'erano anche alberi del pane ed un albero così si trovava anche al centro della piazza del nostro paese.
Era un albero molto alto e robusto con tantissimi rami, dai quali nascevano differenti qualità di pane e tutte erano buonissime.
Non si sa quando e come era nato: alcuni dicevano che un giorno un cane magico in quel posto aveva fatto la pipì e subito era nato in quel punto l'albero, già grande e già carico dei suoi frutti (o meglio dei suoi pani); altri dicevano che una fata dei pioppeti un giorno, stanca di mangiare semi di vento e fiori di nebbia, avesse deciso di piantare nella terra un seme di rugiada e quattro raggi di sole e con una magia avesse fatto crescere il nostro albero del pane.
Ma forse queste sono solo leggende vecchie come il tempo.
Sta di fatto che però in mezzo alla piazza stava dritto e forte l'albero del pane e che tutta la gente andava ogni mattino a prendere il pane che gli serviva.
E non c'era neanche bisogno di arrampicarsi per coglierlo, bastava solo dire all'albero ciò che si voleva e lui lo faceva cadere dai rami.
Gastone chiedeva: "Per favore, per la mia colazione vorrei proprio un bel filone", ed il filone gli cadeva tra le braccia.
Guendalina diceva: "Volentieri questa mattina mangerei una pagnocchina", e la pagnocchina le arrivava in mano.
Carlotta domandava: "A pranzo mangio fichi e ricotta, me la daresti una pagnotta?", e la pagnotta arrivava anche a lei.
Addirittura ai passerotti che facevano il nido sopra i suoi rami l'albero faceva cadere alcune briciole direttamente nel becco.
La gente del paese era così contenta che ogni settimana, la domenica, si radunava con tavoli e sedie attorno all'albero per mangiare tutti insieme,: chi portava il prosciutto, chi il formaggio, chi il salame, e l'albero dall'alto faceva cadere il pane.
Per anni ed anni le cose andarono così, fino ad un terribile giorno in cui la strega del fuoco, che abitava in una caverna in fondo al fiume, invidiosa per tutto quel buon umore e quella felicità, decise di rovinare la festa agli abitanti del paese.
Di notte con un potente incantesimo incenerì l'albero tanto che di lui non rimase che un mucchietto di cenere e briciole.
Tutti, quando si accorsero dell'accaduto, scoppiarono in lacrime: "Cosa faremo ora, come mangeremo senza più pane?".
Tutto il paese era triste e nessuno più parlava, soltanto una bimba se ne stava seduta tranquilla a pensare.
Era Lucia dagli occhi di diamante, una bambina molto intelligente che veniva chiamata così per i suoi due occhi limpidi e chiari che sembravan due pietre preziose.
Disse: " La strega ha voluto farci un dispetto, ma non l'avrà vinta, io ve lo prometto : se ci aiutiamo a vicenda, possiamo risolvere questa faccenda".
Tutti gli abitanti del paese allora si diedero da fare, e, seguendo le istruzioni di Lucia, portarono ciò che la bimba chiedeva.
Silvano portò da casa un pochino di grano, Rosalina corse a prendere della farina, Renata un bicchiere di acqua ghiacciata e diedero tutto alla bambina dagli occhi di diamante.
Lei disse: " Tante volte il pane abbiam potuto mangiare, ora insieme proviamolo a fare!"
Mise insieme gli ingredienti e diede tutto al forzuto Ernesto perché facesse l'impasto.
I fratelli Gentiloni fecero un forno coi mattoni.
L'impasto misero nel forno in muratura e Rosina
precisina stette attenta alla cottura.
Tutto il paese aveva partecipato e col fiato sospeso stava a guardare il grande forno.
Dopo qualche tempo Lucia, la bambina dagli occhi di diamante, si avvicinò al forno e ne estrasse una grande pagnotta fumante.
Il pane era fatto!!!!!
Tutti si misero ad urlare e a piangere dalla gioia perché, aiutandosi l'un l'altro, erano riusciti a risolvere quella brutta situazione.
Fecero insieme altro pane e ne mangiarono tutti quanti, non era buono come quello dell'albero, ma anche questo era squisito.
Da quel giorno il pane non si raccoglie più sulle piante, come fosse un frutto, ma lo si fa, come fosse una torta.
Lucia dagli occhi di diamante da allora divenne la prima panettiera della storia e ogni settimana, per molti anni ancora, la domenica fece pane per tutti nella piazza del paese.
E la strega?
La strega, che non aveva capito che affrontando le cose insieme si vive meglio, stette per sempre nella sua caverna nel letto del fiume e , di notte ancora gira per il paese cercando qualche briciola di pane.
Così finisce questa storia buona e fumante come fosse appena sfornata.
Ma ora ditemi, se chiudete gli occhi ed aprite il naso della fantasia, lo sentite il profumo del pane?